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24 maggio 2008 / lucioulian

6- che fare?

Questo intervento fa parte di una serie di sette ( il primo è già stato inserito con il titolo “la fine”) che costituiscono una tesina che ho scritto in questi giorni, sono la conclusione della prima parte di un percorso formativo che ho inttrapreso. Un doveroso ringraziamento ai docenti Elisabetta Damianis e Danele Ungaro e a tutti i compagni di  questo viaggio bellissimo viaggio.

” Alla fine del viaggio, di qualsiasi viaggio, non saremo più quelli di prima… “
Per questioni gafiche e per favorire la lettura,  partirò dall’ultima parte per arrivare alla prima, gli interventi saranno sette e numerati ( meno quello dal titolo “la fine”)
I titoli : 1- la comunicazione, 2- gli assiomi della comunicazione, 3 – capire l’altro, 4- chi è l’altro, 5- il modello proattivo, 6- che fare?
che fare?

“ Lucio, stai attento, non pensare solamente

a quello che dicono, ma presta pure attenzione

a  quello che fanno.”

Colloquio fra M.S. e Lucio Ulian alla fine degli anni ’70.

Feci tesoro di quel consiglio, e quante volte mi fu utile, mi fece capire la situazione reale delle cose.

Molti anni più tardi ritrovai lo stesso concetto, stavo frequentando un corso sull’arte del negoziato, il docente alla fine richiamò la mia attenzione sul fatto che la negoziazione può considerarsi conclusa quando si vedono i frutti quindi dopo il bilancio finale.

Alla fine del percorso che abbiamo intrapreso, mi sembra utile considerare se e perché valga la pena comunicare in “maniera sana” .

E’ desiderabile questo? Ne vale la pena?

Cambiare il mondo è faticoso. Ci si scontra con i mostri che abbiamo dentro, le nostre paure. Cambiare il “paradigma” nella scienza è impegnativo cambiare noi stessi è un’impresa titanica. Thomas Kuhn, nella sua opera del 1962 “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” afferma che la scienza non è soggetta a un avanzamento lineare, ma è sottoposta a delle “rivoluzioni scientifiche”. Alla “scienza normale”, quella in voga, tutti si adeguano, essa avrà successi ed insuccessi. Pian piano le anomalie aumenteranno e, nonostante tutto, la comunità scientifica, continuerà con il “paradigma” ufficiale. Ma le anomalie continueranno fino a causare una crisi “rivoluzionaria” che, con un processo fatto di confronti e discussioni, ci porterà ad un nuovo paradigma.

Forse è avventato usare questo ragionamento nei rapporti umani, ma è percepibile che il modello dei rapporti umani fondato sull’egoismo, sulla considerazione che l’Altro sia Altro da noi, non stia avendo buoni risultati. Nevrosi, insicurezza mancanza di serenità, sono indici importanti che fanno capire che qualcosa non funziona.

Non so se il ragionamento fatto per la struttura della scienza valga per il modelli con cui ci rapportiamo, quello di cui si ha la certezza è in questo campo di “anomalie” ce ne siano parecchie.

Negli anni ’80 John Rawls scrisse un’opera, destinata a segnare  profondamente la filosofia della politica, “Una teoria della giustizia”. Egli immaginava che, per scegliere i principi fondanti di una “società bene ordinata”, le persone dovessero porsi in una posizione originaria, dove detta scelta verrebbe fatta. Nessuno avrebbe saputo la collocazione in cui sarebbe posto nella società scelta. Ciascuno sarebbe potuto diventare: uomo, donna, ricco, povero, sano, ammalato, bianco, nero. In questo modo, dotate di “un velo di ignoranza”,  le persone sarebbero  libere da pre-giudizi e da interessi particolari, in tal modo, riteneva, che le persone sarebbero indotte a fare la scelta più giusta.

Scriveva “ Credo che Kant abbia sostenuto che una persona agisce autonomamente quando i prncìpi della sua azione sono scelti da lui come l’espressione più adeguata possibile della sua natura di essere razionale, libero ed eguale.  I principi in base ai quali agisce non vanno addottati a causa della sua posizione sociale o delle sue doti naturali, o in funzione del particolare tipo di società in cui vive, o di ciò che gli capita di volere. Agire in base a questi principi significherebbe agire in modo eteronomo. Il velo di ignoranza priva le persone, nella posizione originaria, della conoscenze che le metterebbero in grado di scegliere principi eteronomi.  Le parti giungono insieme alla loro scelta, in quanto persone razionali libere ed eguali, conoscendo solo quelle circostanze che fanno sorgere il bisogno di principi di giustizia.”

Propongo un esperimento, proviamo ad immaginare di essere in una specie di limbo avvolti dal “velo di ignoranza” e pensiamo o meglio cerchiamo di sognare il modo migliore di incontrare l’Altro, il modo migliore di comunicare.

Chiudiamo gli occhi e viaggiamo con la fantasia, sogniamo la vita di tutti i giorni: lavorare, fare la spesa, divertirsi, incontrare amici, conoscenti, amare, studiare, insomma tutte le situazioni belle o brutte dove si comunica.

Allora sogniamo come ci piacerebbe fossero i rapporti con le altre persone, che stili comunicativi, come desidereremmo essere ascoltati e come dovemmo ascoltare…

No, non immaginiamo di essere buoni e di vivere un eterno idillio, nulla di tutto questo; si tratta solamente di essere consapevoli e di scegliere.

Sì chiudiamo gli occhi ed immaginiamo………

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