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27 febbraio 2009 / lucioulian

interpretazione

 
 
 
  
 
 
       Su "il Piccolo" di oggi un’intervista a Roberto Cosolini 
 
       segretario provinciale del PD di Trieste.
 
       Nell’intervista interpreta la nostra città,
 
       disegna un futuro che dà speranza e trasmette la voglia di fare. 
 
       …..è ora di lavorare per aprire una nuova pagina.
 
 

 

 

 

VENERDÌ, 27 FEBBRAIO 2009

 

 

 

Pagina 22 – Trieste

 

«Basta con la sindrome da ex: il Pd vuole gente nuova Subito il centro congressi o ce lo soffierà Portorose»

 

È un errore non investire nell’industria. Come usciremo dalla crisi? La ricchezza non bisogna solo spenderla ma anche produrla. Spero davvero che il sindaco si ravveda

 

La Ferriera? Noi stiamo con gli operai. Non possiamo permetterci 1000 disoccupati. Mettiamo a tutti il berretto di guardiano del Parco del mare? Sono giovani e senza pensione

 

 

 

 

 


 

 

di GABRIELLA ZIANI

Addio Veltroni, è arrivato Franceschini, nel Pd si mormora, e stasera a Trieste gli iscritti diranno la loro in assemblea. Roberto Cosolini, già assessore regionale al Lavoro e all’Università con la giunta Illy, oggi segretario provinciale del Partito democratico, si prepara alla nuova stagione. Politica, elettorale, e schiettamente triestina. Con quanti strati di pensiero? Quelli di sempre e quelli nuovi di giornata.
Che aria tira, segretario, in questi giorni?
La gente del Pd ha sicuramente voglia di discutere e sfogarsi, ma questo esprime la voglia che tutto ciò si trasformi in azione politica. Ci dicano che cosa non è andato bene. Ne usciremo con un partito più forte.
Veltroni ha fatto bene o male a dimettersi?
Sarò sincero, gli riconosco il merito di essersi messo in gioco e di aver contribuito ad alzare le quotazioni del Pd, scaldando i cuori, ma non mi esimo perciò dal dire che non era il momento di dimettersi.
E la soluzione di Franceschini al vertice?
Pur tenendo conto delle buone ragioni che ostavano a organizzare subito le primarie, ritenevo che fosse quella la via maestra. Ora però l’assemblea ha eletto un segretario, che ha detto parole chiare, e dobbiamo dargli fiducia.
Se guarda dal suo ufficio vede piazza Venezia rifatta. Se guarda il soffitto, affreschi di Scomparini. E più in là?
Vedo che fra due anni governiamo noi del centrosinistra.
È sicuro? Per ora anche a Trieste ex Ds ed ex Margherite si sono fatti la conta dei posti occupati da ciascuno.
Fanno male a misurarsi col bilancino. Tutti e due devono cominciare a essere «non più ex». E questo avverrà tanto più quanto più entrerà nel Partito democratico gente nuova.
E dunque ce n’è?
Un po’ sì. Quando parli di tematiche vere, la gente risponde. Abbiamo fatto workshop su turismo, università, siti inquinati, ne faremo su sport, economia. Proprio ieri sera si è riunito un gruppo di giovani sul tema «campus universitario» e poco prima dell’assemblea abbiamo una riunione ristretta sul turismo.
Ma proposte?
Gli operatori danno un giudizio di grande superficialità alla politica. Per esempio sul turismo congressuale: dicono che si fanno scelte per annunci roboanti che piacciono all’esponente politico di turno, senza soppesare le vere esigenze del settore.
Ora si riparla di stazione Marittima e Molo IV. Non siete d’accordo?
Noi presenteremo presto una proposta: una sede temporanea per avere congressi subito, fra un anno, a costi contenuti, e non fra 10 anni. La città ha fatto malissimo, per conservare la vista mare a 10-15 persone, a rifiutare il centro congressi proposto dalla Fondazione CRTrieste al Magazzino vini. Ennesima occasione persa. E ciò che è perso non torna più. Intanto abbiamo appreso che Portorose si sta attrezzando eccome per i congressi. Qui, che facciamo una sede al Carciotti o su un pallone aerostatico a 10 metri di altezza ammireremo il tutto fra 10 anni. L’attività congressuale come sarà allora? Mah.
Crede ancora che ci sarà un Parco del mare? Lei per primo mise in guardia sui piani economici.
È una bella idea e lo penso ancora. Siccome adesso i conti li stanno facendo persone come Massimo Paniccia, presidente della Fondazione CRTrieste, e l’assessore al Bilancio Giovanni Ravidà, credo che da un progetto con troppi buchi e incognite si passerà ora a un conto sostenibile, realistico. Se così sarà, nessun problema a sostenere il Parco del mare. Però fino a poco tempo fa chi come me sollevava dubbi a buon fine passava per sabotatore. A Trieste non si discute mai fino in fondo, ci si innamora piuttosto delle idee.
C’è chi dice che non bastano mai, che bisogna pensare in grande.
Sì, sognare in grande. Poi quando si passa a programmare è meglio fare i passi e i conti giusti. Non dobbiamo programmare solo una futura città dei divertimenti, non sappiamo con quali stili di vita la gente uscirà da questa crisi economica che in due mesi ha cambiato letteralmente il panorama. Trieste deve essere anche città industriale. La ricchezza non basta spenderla, bisogna anche produrla. Spero che anche il sindaco, feroce sostenitore della deindustrializzazione totale, si sia ravveduto, qui c’è bisogno di un’economia plurale.
A Dipiazza date spesso sulle mani con la bacchetta, ma qual è il giudizio vero dell’opposizione?
Gli vanno riconosciute alcune cose: a) di essere fortunato, e di essere molto abile nello sfruttare la fortuna, il che è politicamente una bravura, ci ha ormai assuefatto alle sue contraddizioni, sono una sua ”griffe”, il marchio di simpatia; b) gli va dato atto di essere molto cresciuto in questi anni e di aver preso coraggiose posizioni contro il proprio schieramento con gesti simbolici tesi a superare le divisioni della città, penso sia stato uno sforzo non da poco vedendo come certi componenti della giunta difendono ancora oggi posizioni di parte; c) è sicuramente un uomo concreto. Non condivido però che si vanti di non avere una strategia e che abbia una tale tendenza al compiacimento: mentre parlava del tunnel di Cattinara come del traforo della Manica il suo assessore al Bilancio dichiarava il Comune in stato di prefallimento… Da ultimo, è simpatico, questo lo ha aiutato non poco. Stiamo volentieri con lui altri due anni. Poi governiamo noi.
Su che binari?
Dovremo riuscire a costruire una proposta moderna per la città. Trovare per esempio una sintesi tra esigenze contrapposte (penso a giovani e anziani) e contrapposti diritti. Un anno di lavoro, poi anche qui, come da statuto, le primarie per il candidato. Nessun nome prima di quella data.
Giovani e anziani uniti. E come?
Con una università superspecializzata dobbiamo attirare ragazzi nuovi: siamo la città più vecchia nella regione più vecchia del paese che è a sua volta il più vecchio paese nel continente più vecchio di tutti. Trieste sembra quasi una città vietata ai minori di 40 anni. Sembra che ci sia una insanabile contraddizione tra il diritto di dormire e il diritto di far musica. Ma se si cercano, le soluzioni ci sono. Io metterei quattro padiglioni in legno fuori dal Molo IV e dalla Diga, e alle 11 di sera inviterei i gestori di locali a chiudere in città, e a spostarsi lì.
Lì sul mare, al largo?
Trieste è una città di mare che fa un uso sconsiderato di questa ricchezza. Sembra quasi una città di montagna. Non si mangia lungo il mare, lungo il mare non si passeggia (eppure è tutto demaniale, anche fra il costruito della costiera), e la balneazione è insufficiente. Mare, università e turismo sono i tre cardini per la città, e i primi due portano anche ricadute industriali.
A proposito di industria, il Pd sta con gli operai della Ferriera o con gli abitanti di Servola?
Sta coi posti di lavoro. Non possiamo permetterci 1000 disoccupati. Mettiamo a tutti il berretto di guardiano del Parco del mare? Sono italiani, restano qui, sono giovani, senza pensione.
Voi però vi siete trovati un po’ stretti tra la difesa dell’industria e le denunce sugli inquinamenti da allarme rosso.
Le aziende chiudono se falliscono o se non rispettano le leggi e ricadono in sanzioni che prevedono la chiusura, in tutti gli altri casi chi promette sempre che chiuderà una fabbrica e poi non lo fa senz’altro mena il can per l’aia. L’unico risultato è stato quello di dividere la città e perdere le buone occasioni, l’acquisto da parte di Arvedi, per esempio, per il quale Dipiazza, non io, aveva esclamato: «Ho fatto Bingo».
E adesso?
Fino al 2015 non succede niente perché di fatto qui l’agenda la detta sempre la Ferriera. Ma non ci si deve trovare al 31 dicembre 2015 a domandarsi che cosa fare per gli operai.
Lei che cosa farebbe?
Le condizioni per dare lavoro a Trieste stanno a monte, nelle bonifiche. E spero che si trovi un accordo accettabile. Del tutto accettabile non è l’ultimo testo del governo che obbliga a pagare tutte le aziende indiscriminatamente. Logistica e polo energetico richiedono poi il coinvolgimento del governo: non basta certo produrre ordini del giorno che poi scadono.
Intanto, è cassa integrazione.
A dirla tutta io la proroga alla Ferriera per l’adeguamento dell’altoforno l’avrei concessa. Non vorrei che sia stato un trucco: fare la domanda in Regione tardi, farsi per forza dire di no, avviare pertanto la cassa integrazione…
Se Illy avesse vinto le elezioni regionali che cosa avremmo di diverso oggi?
Oggi abbiamo un presidente di Regione che esprime sfiducia profonda per l’innovazione, nonostante si proclami firmatario della prima legge in materia. L’obiettivo di calare la spesa è giusto, ma è applicato in modo ossessivo e indiscriminato, ha fatto sparire ogni idea di investimento. La crisi reclama innovazione, cioé cultura.
Nell’università oppure oltre?
Certo all’università. Ma anche qui si chiede una razionalizzazione non perché esista un obiettivo, solo esprimendo sfiducia. Difficile trovare collaborazione in questi termini.
Si prefigura una fusione Udine-Trieste in una «fondazione». D’accordo?
Il mio sogno è questo: anziché avere 22-24 facoltà, con doppioni e corsi inutili, riuscire nel giro di un po’ d’anni ad avere (in una o in due o tre università non importa) solo dieci facoltà. Ma di alto livello. Che attraggano giovani.
Con o senza fondazione?
La politica ha diritto di proporla solo nel momento in cui annuncia che è disposta a destinarle risorse importanti. Altrimenti significa che facciamo fatica a trovare i contenuti e ci innamoriamo solo di un contenitore. Eppoi: accusare che la mancanza di riforme è tutta attribuibile a resistenze accademiche, come ha fatto il presidente del Veneto, Galan! Troppo facile per la politica autoassolversi per le mancate riforme.
Illy lo incontra o lo vede in tv?
L’ho incontrato. Ci parlo, non sono un pentito. L’ho trovato lucido, attento, non nostalgico. Forse la politica l’avrebbe aiutato, d’altro canto lui ha aiutato la politica a riflettere su un tema importante e trascurato: la modernizzazione. Sui cambiamenti il centrosinistra è arrivato tardi.
Tardi in concreto su che cosa?
Si tutelano le categorie di lavoratori ma non il singolo imprenditore che si lamenta per tasse e burocrazia. Il rapporto tra diritti e princìpi deve cambiare. Ieri difendevamo dei diritti che oggi sono diventati privilegi e impediscono il formarsi di nuovi diritti.
Formula alta. In che cosa si traduce?
L’innalzamento dell’età pensionabile non dev’essere un tabù. Non possiamo lasciare il tema al centrodestra.
Così, per i giovani, lavoro mai più.
Al contrario. Col minor costo del sistema previdenziale si potrebbero dare tutele economiche maggiori. E si potrebbe finanziare una «trasmissione del sapere» affiancando per un periodo gli anziani e i giovani. Patrimonio di competenze che altrimenti va perduto.

 

 

 

  

 

 

        
 
       
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