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6 settembre 2009 / lucioulian

15 – Albania, conclusioni…

 
 
 
  
 
 
       Ecco le conclusioni di questo interessante lavoro, ringrazio l’autrice, Melisa Idrizi  
 
 
       convinto che questo contributo sia prezioso per noi e per il suo paese.
          
 
 
 

 

Conclusioni

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Arrivati alla fine siamo più che mai consapevoli delle mancanze che questo elaborato presenta. L’obiettivo che ci eravamo posti all’inizio era quello di analizzare specifiche problematiche della transizione albanese cercando di dimostrare che esiste un legame intrinseco tra società politica e civile, che l’una dipende dall’altra e che solo un reale funzionamento di entrambe può condurre alla società aperta. Giunti alle conclusioni l’esito è chiaro, ma non vi erano dubbi, che la società albanese è ancora molto lontana dall’essere una società aperta. L’esperienza shqiptare si aggiunge a quella degli altri paesi dell’Est e ci riconferma che il passaggio dal sistema totalitario a quello democratico e pluralista fu fatto in totale assenza di una teoria, di un modello o esperienza del passato a cui fare riferimento. Problemi di natura politica, economica e sociale ereditati dal sistema totalitario e non solo (pensiamo a tutti i nuovi problemi dovuti all’installazione di un’economia di libero mercato ecc.) hanno reso la democratizzazione un processo complesso. Se l’idea iniziale era quella di dimostrare che il cambiamento può avvenire solo tramite una società civile attiva, man mano è diventato sempre più chiaro che essa stessa, insieme alla società politica e la classe intellettuale del paese, deve attraversare un processo di democratizzazione. Attualmente in Albania la prima non esiste e la seconda non ha di certo le sembianze di quello che si intende par excellence con “spazio democratico” e la classe intellettuale è ancora troppo poca per avere un ruolo significativo.

Il sistema politico albanese presenta numerose problematiche, da evidenziare la minaccia sempre più forte della partitocrazia. Lo sviluppo estensivo del pluripartitismo, trasformatosi in una specie di moda, ha lasciato la maggior parte dei partiti albanesi in semplici movimenti che mirano al potere, così come nacquero agli inizi della transizione, senza progetti o programmi reali. I partiti, così come il partito-Stato durante il regime, possiedono potere politico e amministrativo tante volte maggiore di quello che viene assegnato loro per legge. Questo ha trasformato essi man mano negli attori decisionali principali. Il potere illimitato dei partiti politici (partitocrazia) è una delle minacce principali ai valori del pluralismo e della democrazia ancora molto fragile. I partiti politici hanno smesso di essere istituzioni rappresentative, di partecipazione e mobilitazione politica, si sono ridotti a semplici strumenti per la presa e mantenimento del potere e, una volta al potere, questi si concentrano sull’esecutivo e non esistono al di fuori di esso.

Come ogni altro sistema, anche quello democratico, ha i suoi lati più deboli, infatti dipende dalla “cultura” delle persone, cittadini, politici e leader che lo esercitano. L’esistenza della società civile si è rilevata condizione necessaria ma non sufficiente a garantire lo stabilizzarsi delle istituzioni democratiche o dei loro meccanismi[1]. Non esistendovi poi in Albania una società civile, non vi è neanche un conflitto o altro tra essa e quella politica che possa contribuire a un dialogo costruttivo. L’indebolimento dei partiti politici è considerato da molti come una chance per abbassare la polarizzazione politica e per concedere maggior spazio alla formazione della società civile. Ma è dai partiti politici che bisogna costruire la democrazia albanese. In una repubblica parlamentare, con un sistema elettorale proporzionale, con liste chiuse, l’influenza politica della società civile secondo il modello Usa[2], che si pretende di applicare, diventa quasi impossibile. La società civile o i gruppi d’interesse devono fare lobbying direttamente sul leader del partito o l’esecutivo perché il parlamento albanese, diversamente dal Congresso Usa, è troppo debole come istituzione rappresentativa e inesistente come istituzione di policy making. Per questo la società civile in Albania non riesce a fare da ponte tra cittadini e potere politico, come il suo ruolo prevedrebbe. L’unica possibilità di influenzare il processo decisionale, attualmente, rimane l’accesso diretto all’esecutivo che è privilegio di una parte molto ristretta.

La prova davanti la quale i partiti politici sono posti oggigiorno riguarda le loro capacità di governare il paese con metodi e mezzi democratici, cercando di trasformarsi da strutture partitiche centralizzate in partiti moderni dove le idee, le critiche e i contributi dei membri vengano apprezzati più delle convinzioni personali della leadership. L’Albania ha oggi bisogno, tramite la riforma del sistema politico e partitico, di incamminarsi verso un modello partitico, definito quasi quaranta anni fa dal politologo tedesco Ernst Fraenkl, che prevede: «partiti politici che non nascondono il loro obiettivo di volere far arrivare i loro leader a ottenere importanti incarichi nel governo e amministrazione, che devono lavorare testa a testa con i gruppi d’interesse, ma senza essere costretti a capitolare di fronte a questi. Servono partiti che possiedono le forze interne per distaccarsi dalle visioni tradizionali, le quali a causa della loro nascita in altre condizioni politiche, rappresentano un carico troppo pesante per un lavoro di successo […] servono partiti che, al di là della necessita di essere e rimanere pragmatici davanti alla politica, in un ultimo triste e romantico punto non si vergognano dei loro sogni iniziali, dei tempi quando l’impegno politico era piacevole, perché questo serve al nostro profondo bisogno di credere che il mondo sia governato dai principi»[3]. Ancora una volta riteniamo che per poter considerare concluso questo argomento servirebbero studi più approfonditi e multidisciplinari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] Vedi: Pocecco Antonella, La società civile in Europa Centro-Orientale. Dalla società stato alla società aperta, I.S.I.G, Gorizia 1997.

[2] Negli Usa, come tradizione vuole, il legame tra cittadini e politica si crea principalmente tramite i gruppi d’interesse, la società civile o istituzioni quali il Congresso più che tramite i partiti politici.

[3] Fraenkl Ernst (Uber die politischen Parteien) in Krasniqi Afrim, Political Parties in Albania (1920-2006): History and parliamentary political Parties and Political Developments, Eurorilindja, Tirane 2006, pag. 319, traduzione nostra.

 

 

 

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