Skip to content
27 novembre 2009 / lucioulian

Trieste merita…

 

 

 

  

 

 

IL Partito Democratico di Trieste si candida per governare questa bella città

 

Propongo la relazione di Roberto Cosolini all’assemblea pubblica del PD di Trieste  

 

Svolta alla Stazione Marittima il 20 novembre 2009:

 

Oggi parliamo di Trieste: lo dico subito per circoscrivere il senso di questo appuntamento che non sottovaluta certo i molti altri temi sui quali ci sentiamo impegnati e su cui dobbiamo discutere ed assumere iniziative. Ma poiché nell’affrontarli il PD si propone di essere una grande forza riformista, moderna e popolare utile al Paese il nostro compito, come Partito Democratico di Trieste, non può certo prescindere dall’essere utili a Trieste, una città che merita di più, e nel cominciare fin d’ora il percorso politico, programmatico, partecipativo verso una scadenza, quella del 2011, dalla quale vogliamo esca una guida all’altezza di una città, Trieste, che si merita di più.

 

Ce lo chiedono anche le 9000 persone che in una bella giornata di democrazia hanno caricato di responsabilità Pierluigi Bersani, Debora Serracchiani ma che ci investono anche della responsabilità di lavorare perché la politica, il governo della polis, voglia dire sviluppo, opportunità, progresso per la nostra comunita’ locale.

 

Non occorre essere catastrofisti per definire Trieste in declino, non occorre nemmeno essere di sinistra se è vero che l’ass.Giovanni Ravidà lo dice spessissimo, condendo il tutto con cifre inoppugnabili, mentre magari il Sindaco continua a parlare di “momento magico”.

Invecchiamento, calo demografico,potenzialità piu’ volte al centro dei convegni ma ormai in concorso per essere le “eterne incompiute”,decremento della capacità di produrre ricchezza economica e sociale.

Che futuro ha un territorio che non produce giovani e vitalità economica?

 

Penso che ci serva soffermarci sulle cause e per farlo arriveremo anche alle responsabilità del centro destra locale e regionale, che ci sono e sono pesanti, ma senza sottacerne altre perché il rischio è quello di nascondersi quanto il problema sia diffuso al punto da non esserne certo immuni

 

Allora forse è bene dire che se i nostri tempi hanno una caratteristica, quella di mettere l’egoismo del presente davanti alla costruzione del futuro, al punto da diffondere tutta una serie di forti conflitti tra interessi di generazioni ( dalle pensioni in là…),a Trieste questa caratteristica è ancor più forte: per l’eta media avanzata certo, ma non caviamocela con l’abbaglio dell’egoismo dei vecchi; forse perché il presente consente di voltarsi verso il passato più di quanto lo consenta la proiezione verso il futuro, e qui ci sono pezzi di comunità,piccoli ma ingombranti, che sembrano voler vivere ed ancora nella Trieste del XX secolo con le sue chiusure e le sue lacerazioni

 

Se poi è vero che spesso al futuro va sacrificato qualcosa del presente è vero che la disponibilità manca in chi  ha meno bisogno di scommettere sul futuro.

Non è tanto il caso di chi non lo vede come proprio punto di arrivo come nel caso degli anziani: i vecchi sono molto piu’ generosi e anzi sono fondamentali per il cambiamento di Trieste.Mi viene in mente un amico che stimo molto e che in modo un pò provocatorio dice che il problema di Trieste non sono né i vecchi né i giovani, ma molto di quello che c’è in mezzo. Ma intendevo un’altra cosa: le scelte, spesso assistenziali e risarcitorie, su questo territorio hanno generato una percentuale più alta della media di popolazione che vive di reddito certo, ovvero non dipendente dal grado di competitività che il territorio, con le sue imprese, i suoi lavoratori, i suoi sistemi istituzionali e sociali è in grado di esprimere.

La stessa impresa spesso è stata indotta, talora obbligata, a vivere più di derivati dalla politica che dal mercato.

Tutto questo determina un disinteresse prevalente per lo sviluppo, magari un’allergia ad alcuni suoi costi, una ridotta domanda alla politica affinché si misuri con questo obiettivo, un’attenzione prevalente ad altri aspetti che ci si attende siano affrontati dal governo della polis: nel migliore dei casi qualità dei servizi, cultura, in altri basta magari un sardon day per creare molto più consenso che un serio ragionamento dello sviluppo.

E’anche ovvio che una certa qualità della vita non accetti di essere messa in discussione e direi che questo di per sé è positivo e richiede di affrontare meglio il nodo della qualità dello sviluppo.

 

Vedete: a Trieste per vincere le elezioni non basta certo parlare di economia e lavoro anzi su questo si può tranquillamente perdere. Bisogna lavorare per superare la dicotomia, che ha premiato il centro destra, tra lavoro e ambiente, tra economia e qualità della vita. Così come non basta parlare di futuro per i giovani: sono una minoranza. Ma se noi non siamo per lo sviluppo, il lavoro, il futuro dei giovani non serviamo, non siamo utili, e quindi non avrebbe nemmeno  senso che governiamo. Voglio dire che dobbiamo far diventare virtuoso il cerchio che finora gira in modo sballato facendo dei principali fattori di  vantaggio di Trieste, quelli citati in apertura del video, anche gli elementi frenanti.

 

Tutto ciò non cancella le pesanti, pesantissime responsabilità del centro destra, del Comune in primis ma anche della Regione a guida Tondo. Attestarsi comodamente sui facili pilastri di consenso rinunciando alla responsabilità di indicare e guidare verso il futuro è la principale responsabilità. Il centrodestra non è in grado da questo punto di vista di proporre alcuna innovazione culturale di cui questa città ha bisogno.

Di Piazza ha una sua idea di città: decresca lentamente, bene per una quota importante di popolazione non si sa sé maggioritaria, certo sempre meno, viva di un’economia che consente a un po’ di triestini e a un po’ di turisti di consumare un po’ di ricchezza. Dietro al “ho fatto il parco del mare e il portovecchio” c’ è in realtà l’idea che l’economia si basi su due contenitori di consumo e poco altro. Poi ci si mette la capacità del venditore di dare per fatti da lui interventi che devono  appena iniziare, sui quali i suoi meriti sono modesti. Ma al di là di ciò può una città vivere di questo, scommettere solo su questo in un mercato del consumo destinato a chissà quali cambiamenti? Può un territorio abdicare all’idea di produrre beni, servizi, avanzati, idee e conoscenza? Certamente no. C’è da chiedersi dove si lavorerà a Trieste fra un po’ di anni, se basteranno questi contenitori a soddisfare la domanda di occupazione dei triestini…..

C’è da chiedersi quanto questo trionfalismo sia recita professionistica e quanto derivi da un approccio superficiale, da una profonda inadeguatezza…..Un po’ e un po’.

La realtà è che l’eterno “momento magico” è fatto di:

siti inquinati, con i fondi delle caratterizzazioni che inspiegabilmente non vengono girati a chi può effettuarle liberando così pezzi di territorio inquinati magari solo sulla carta. Non parlo dell’accordo di programma che va indietro come il gambero con un sottosegretario triestino all’ambiente: è come se in Val Badia con un sottosegretario del luogo al turismo si vedessero chiudere gli impianti….

 

è fatto di una città a rischio di isolamento nel trasporto di merci e persone via rotaia, strada, aereo

è fatto di un depuratore che è una vera e propria emergenza ambientale, non potenziale, ma attuale

 

e ancora del depauperamento di un patrimonio della città chiamato ACEGAS: appesantita sul piano finanziario, senza una strategia, se è vero che oggi è concorrente di chi ieri doveva essere il suo partner strategico,con reti in certi casi obsolete e servizi non certo di qualità: forse è vero che le farà bene consegnarsi al mercato come ha detto ieri Paniccia, ma come la giudicherà il mercato è tutto da vedere….

 

E ancora promesse da marinaio sulla ferriera

 

Oppure un parco del mare che come il coniglio di un mago scompare da un sito e riappare in un altro

 

occasioni perse, penso ad Arvedi

 

ed è fatta di un’area di nuova povertà che si va estendendo e che mette in discussione tanti luoghi comuni su Trieste.

 

 

 

Inadeguati nell’emergenza: questo sono i nostri governanti che sentono Matteoli il 12 ottobre promettere all’assemblea degli industriali la piattaforma logistica a giorni e poi assistono muti e inerti allo scorrere di finanziamenti di milioni di euro sul ponte di Messina, su linee ferroviariee autostradali, e la piattaforma slitta di seduta in seduta del CIPE

 

Irresponsabili nell’emergenza: come giudicare i milioni per le caratterizzazioni che per motivi inspiegabili, o indicibili, non vengono dati all’EZIT

 

Carenti nella strategia: meglio affidarsi alla lotteria del parco, ma ci credono poi veramente?

 

O a quella di Portovecchio

 

O rinunciare a qualsiasi indispensabile funzione di approfondimento e poi negoziato sugli investimenti per minimizzare le criticità d’impatto del rigassificatore, facendone solo una questione di royalties in modo da spostare ancora di qualche anno la scadenza della cambiale della tenuta economica di questo sistema.

 

In qualsiasi altro territorio per cose come queste gli imprenditori, le forze sociali, la comunità potrebbe prenderti anche a calci ma a Trieste……

 

Dico questo perché farà bene a Trieste se li manderemo a casa: ma non neghiamoci che, altro paradosso triestino, il consenso c’è ancora, anche se in calo e quindi non basta denunciare ritardi e inefficienze sui nodi dello sviluppo: occorre tessere un dialogo con la comunità e costruire, con un forte e continuo processo di coinvolgimento e partecipazione diffuso a tutti i livelli, un progetto per questa città che unisca dicotomie solo apparentemente insuperabili, unisca sviluppo e qualità della vita

 

Non ci basta una città di vecchi, non ci basta una città di giovani,

Dobbiamo lavorare per una città per i vecchi e per i giovani e con loro spazzare una demagogia che a parole rassicura tutti, nei fatti li penalizza. Una demagogia che ha preso per i fondelli sia gli operai di Servola sia gli abitanti.

 

 

La qualità dello sviluppo è certo una chiave.

Prendiamo ad esempio la questione del rigassificatore: noi non abbiamo cambiato idea, così come certo non cambiano le idee anche diverse al nostro interno.

E lasciamo perdere la Slovenia, le cui motivazioni forse andrebbero cercate più in legittimi interessi economici che in preoccupazioni di ordine ambientale o di sicurezza.

Però dobbiamo dirci chiaramente che non bastano le autorizzazioni istruttorie a rendere insediabile l’impianto. Serve, e finora è mancato, un percorso di informazione capillare e trasparente della popolazione da parte  del Comune (ora la Provincia  anche su nostra iniziativa cerca di ricuperare) alla quale l’azienda, invece che trincerarsi in no comment o procedure formali, contribuisca fattivamente per costruire se del caso un rapporto positivo. Questo percorso va fatto. Noi diciamo che la vicenda   si può concludere in tre modi:

-con rassicurazioni totali,oggettive che finora non sono arrivate e che sgombrino il campo da dubbi e perplessità diffusi

-con un pronunciamento della popolazione che ha il diritto, dopo esser stata informata di tutti i pro e dei contro, di scegliere tra benefici che siano credibili e criticità che permangano

-in presenza della eventuale conferma di forti criticità d’impatto non risolvibili ma anche della contemporanea esigenza di rafforzare e diversificare il sistema energetico di questo paese, ripensando all’ipotesi off shore che in questo momento rimane sullo sfondo.

 

Sullo sviluppo cosa contrapponiamo alla logica del casinò, ovvero di buttare le fiches con baldanza sulle royalties e sui contenitori futuribili di un consumo incerto, nei flussi, nelle dimensioni, nelle scelte?

 

L’idea di un territorio che scommette sui suoi asset.

 

Il PORTO

Ha bisogno di infrastrutture a partire dalla piattaforma

Di collegamenti:la TAV, se ci sarà,  sarà tra 15/20 anni e certo non in un tracciato, come quello previsto su Trieste, così impattante da renderlo insostenibile sul piano economico ed ambientale.

 Il tema per oggi allora è come si migliora il traffico tra il porto e il sistema ferroviario regionale e come si evita che questo sia isolato dalle direttrici nazionali ed internazionali.

 

E qui ritorna il paradosso: Riccardi l’altra sera in Consiglio Comunaleha avuto bisogno delle domande rivoltegli sulla stampa dal PD. Il Sindaco non riteneva di avere nulla da chiedergli a nome della città….

 

Il porto è e sarà economia importante soprattutto se l’integrazione con i porti vicini diventerà una scelta consapevole della classe dirigente di questa città e non una prospettiva che procura il mal di pancia o addirittura spinge a crociate “contro lo straniero” come nel caso dello Scalo legnami che poi sfociano in “cordate” locali, che per usare un’immagine della montagna, si scoprono senza chiodi e moschettoni….

 

In passato è stato un fattore di grande trasformazione evolutiva, anche culturale  e sociale , della città a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Venivano giovani, famiglie imprenditoriali e commerciali che poi hanno dato vita alla multiculturalità di questo territorio, di cui l’assessore Greco nega l’evidenza in nome di una contrapposizione con una sua idea di italianità, che sa di vecchio e di separatezza, cara anche ad altri, e che nulla a che vedere con il patriottismo civile, democratico  che pure qui ha scritto pagine di storia ma che ha sempre saputo armonizzare appunto patriottismo con la valorizzazione di una capacità di integrazione.

 

Trieste è diventata multiculturale e internazionale innanzitutto grazie al suo porto.

Oggi per continuare ad esserlo ha bisogno anche del suo porto delle idee e della conoscenza. E, faccio una parentesi, avrebbe bisogno di un livello di relazioni fra Italia e Slovenia in cui riaffiori spirito europeista e si eliminino irrigidimenti.

 

Bisogna scommettere sulla città universitaria e post-universitaria, di studi e di ricerca: è questa la strada che può all’inizio del terzo millennio contribuire in modo determinante ad un nuovo rinascimento. Già oggi questa realtà, spesso più tollerata in realtà che valorizzata sul piano locale, è creazione di valore in misura molto maggiore a quanto si ritenga.

Ma può esserlo molto di più e favorire flussi di immigrazione intellettuale, temporanea e permanente, che ripetano in un diverso contesto ciò che accadde all’inizio del ‘900.

Dipende certo anche dalla capacità del sistema della conoscenza, ma dipende innanzitutto dal concretizzarsi o meno di una forte e convinta volontà politica in questa direzione.

Indico alcune linee:

-specializzare l’alta formazione, anche grazie ad alleanze strategiche, nell’attrazione di giovani su base internazionale, puntando ad essere progressivamente un luogo di formazione delle classi dirigenti in particolare del sud-est d’Europa

 

-indirizzare il rapporto, irrisolto, fra ricerca ed impresa soprattutto nella direzione di far nascere e crescere imprese di giovani  talenti che, provenendo anche da fuori, trovino qui le condizioni ottimali per realizzare un’idea industriale o di servizi avanzati….perchè guardate che di industria continueremo ad avere bisogno e solo porto e ricerca possono motivare industrie ad insediarsi qui. Dobbiamo insistere, e se decolla il DITENAVE che avevamo progettato e iniziato non può che far piacere, sull’asse  mare-conoscenza-industria legata al mare

 

-e ancora:portare fino in fondo la strategia di Michellone di un’AREA che si specializza come industria di servizi innovativi presente sui mercati nazionali ed internazionali: in una prospettiva di questo tipo nasce lo spazio per decine di giovani “agenti dell’innovazione”

 

-sul tema sviluppo e qualità della vita, impegnare le capacità di questo sistema da un lato in direzione della green economy e dall’altro nel fare di Trieste il laboratorio di una città ad alta qualità ambientale: tanto per fare un esempio nell’innovazione del trasporto locale.

Guardate che da qui possono arrivare ricchezza, posti di lavoro, spazi per giovani che poi diventano famiglie,che hanno bisogno di nuovi servizi: è così che si rimette in vita un territorio che sta declinando….e così che si difende e si adegua anche un sistema del welfare di cui questo territorio ha un bisogno crescente: anziani, persone non autosufficienti, nuove povertà, rischi di esclusione.

Ma per dare alla domanda di welfare un’offerta adeguata ci vogliono i giovani così come ci vogliono i giovani per produrre le risorse    che gli servono….

 

Negli anni ’90 qui si è scommesso sulla dimensione internazionale, oggi accantonata, : non è solo questione di porto e ricerca però.

Anche il commercio avrebbe bisogno, oltre che di una riqualificazione e ristrutturazione di una rete obsoleta, di una città che si trasforma secondo binari di una moderna città europea, bella, attrattiva

Ma un piano regolatore senza visione , chiacchiere inconcludenti su traffico e parcheggi, stop and go contraddittori su pedonalizzazioni rischiano di consegnare il commercio ad una crisi irreversibile, e una città senza commercio non è una città.

L’ennesima scena si consuma poi in questi giorni sulla chiusura domenicale. Invece che condurre a fondo una battaglia politica  in Regione ( dove c’è un Ciriani più adatto a fare il vigile urbano che l’assessore visto che commina multe ma sulla crisi economica non esiste…) verso una controriforma sbagliata, ci si inventa un escamotage che poi salta per aria: sia chiaro Trieste può essere una città d’arte, ma con la coerenza di scelte e comportamenti politici ed amministrativi in questa direzione che in questi anni non si sono visti.

E poi turismo e cultura: prima di parlarne consentitemi di esprimere il nostro sostegno e la solidarietà al mondo della cultura, ai suoi operatori. I tagli, soprattutto perché indiscriminati, rischiano di far danni devastanti alla qualità della vita della nostra comunità e alla stessa occupazione

Si facciano piuttosto scelte chiare e di merito: qualche evento inutile in meno, qualche elemosina a pioggia in meno e si salvaguardi il patrimonio fondamentale. Anche qualche fondo in meno a soddisfare i deliri sulla sicurezza in salsa padana della Lega Nord, che con la vera sicurezza nulla ha a che vedere, potrebbe servire a salvare la cultura in FVG…

 

Cultura e turismo possono integrarsi ed essere un pezzo importante del futuro di questo territorio.

Prima di tutto bisogna valorizzare ciò che si ha, e non è poco, ma fra enti, competenze, sistemi vari, per intanto non c’è nulla che promuova presso i turisti che vanno a Miramare le realtà che ci sono in città e nel territorio della Provincia…poi ci si lamenta perché languono e si teorizza l’improduttività del patrimonio culturale.

 

L’offerta  turistica di Trieste si può alimentare sul binomio cultura/ diversità e originalità del territorio della provincia: ma qui invece , si chiacchiera o si litiga sulle competenze oppure infine si occultano beni la cui storia è caratteristica di questo territorio, perciò valore, ma poco in linea con certe impostazioni di politica culturale, se così si può chiamare.

 Si disperdono rivoli di quattrini con la motivazione del richiamo turistico fra eventi che non richiamano nessuno e questi soldi mancano per fare azioni di marketing e di promozione coordinati di sistema.

 

Servono anche i grandi attrattori? Magari sì e certo da questo punto di vista fatemi spezzare una lancia  a favore di un centro congressi (non la soluzione parziale e temporanea che sarà il Silos..) per il valore aggiunto che può portare in termini di turismo grazie anche alla relazione con la vocazione di città di studi e di ricerca.

 

E poi il parco del mare: non interroghiamoci, sul fatto che sia o meno una priorità, se sta in piedi ecc..non perché sia inutile ma perché al punto in cui siamo serve una svolta.

Qualcuno ha avuto l’idea, l’ha lanciata, e diamogli sto merito, tutti più o meno convinti hanno detto di sì. L’idea invecchia, passi concreti ne ha fatti pochi, secondo me dovrebbe tornare nel suo peregrinare al sito d’origine ma oggi il punto è un altro: il PD ha proposto, inascoltato dalla maggioranza, di scegliere subito in questa fase il partner privato con cui fare poi progettazione ecc…Tondo alla fine ha detto la stessa cosa smentendo Dipiazza: allora nel 2010 si faccia la gara per selezionare il privato, si vedano i quattrini privati  per concorrere a realizzare e poi per gestire, senza tanti se e tanti ma,,,se arrivano si vada avanti e se no vuol dire che la cosa non sta in piedi, che abbiamo speso soldi e chiacchiere inutilmente  e non possiamo tirarla avanti per anni. E allora si prendano quei soldi pubblici e si reindirizzino dove servono: per il patrimonio architettonico ed artistico del neo classico, per un collegio universitario, per il centro congressi

 

Quale politica per questa città che merita di più?

 

Intanto la politica capace di guardare avanti, programmare responsabilmente, fare scelte non solo per il consenso dell’oggi ma per dare energia al domani.

Poi un po’ meno di politichette: ritorno sul tema affrontato in apertura degli effetti perversi di interventi assistenziali e risarcitori: tra i tanti si è creato un sistema del pubblico a Trieste ridondante, macchinoso e costoso.  Dava in  termini di contributi pubblici ma toglieva con condizionamenti, procedimenti, veti incrociati.

Una stanza chiusa con troppi fumatori: questa è la Trieste dove ti devi districare tra mille procedure, spesso ripetitive con diversi soggetti, dove poi i i vari posti della politichetta servono a dimostrare il tuo potere negando ciò che l’altro concede, interdendo ciò che l’altro autorizza….Ci sono dentro tutti.

Cominciamo a tagliare e semplificare, a ridurre il pubblico a ciò che serve veramente, a tagliare costi inutili per i bilanci pubblici e per chi si trova sottoposto a una burocrazia spesso asfissiante.

Cominciamo a dire che due manifestazioni all’anno, su olio e caffè, le può fare la CCIAA e che la Fiera va chiusa, senza tentennamenti o mediazioni politichesi, perché non serve e costa, ma con la chiarezza di chi dimostra ai cittadini il coraggio di scegliere. E cominciamo a dire che anche l’EZIT, i cui amministratori pur si danno encomiabilmente da fare con ostacoli di ogni tipo, va accompagnato verso l’estinzione, magari dopo averlo messo in condizione di fare ciò che può oggi sui siti inquinati. E avanti di questo passo: ciò che serve, perché produce servizi di qualità per cittadini e imprese va messo in condizione di funzionare e ciò che non serve se non a sé stesso, a produrre costi di sopravvivenza o a limitare energie va eliminato……

I costi della politica riguardano anche le regole etiche dei partiti e su questo a Trieste possiamo assumere formalmente fin da oggi l’impegno di un tetto di costo della campagna del 2011 molto inferiore a ciò che abitualmente si spende con l’elezione dei sindaci e dei presidenti , vista anche l’inevitabile  personalizzazione della competizione: certi budget non sono più accettabili di fronte alle condizioni di vita delle persone e di fronte al rischio di amministratori comunque condizionabili.

Per quel che ci riguarda scegliamo piuttosto la partecipazione:

-intanto alla nostra vita democratica: noi non siamo altro dalla cosiddetta società civile, ne siamo parte con le tante persone che lavorano, studiano, sono impegnate in tanti campi e poi dedicano per passione civile alla politica le ore di tempo libero; ne siamo parte anche perché abbiamo deciso di coinvolgere con le primarie tanti elettori e cittadini in scelte fondamentali per il nostro partito o per la scelta dei candidati alle cariche più importanti. E quella delle primarie è società civile, certo non sono apparati.

Non bastano le primarie: la sperimentazione e costruzione di un partito aperto, con più frequenti momenti di incontro, contatto e scambio tra iscritti ed elettori passa per la vitalizzazione dei nostri circoli, per la prossima attivazione di forum tematici aperti ai non iscritti, per più capillari strumenti di comunicazione, per la stessa discussione che propongo di fare nelle prossime settimane sui temi lanciati oggi.

Passa soprattutto per un percorso di costruzione del programma fortemente partecipato, ma non solo fra noi o con gli spiriti critici legati che non mancano nel nostro mondo: c’è una realtà di comitati, di associazioni, di modi di aggregarsi ed organizzarsi sul territorio dei cittadini che con la politica non ha nessun rapporto, o ce l’ha solo sul piano dell’elemosina di favori sempre più difficili con questi bilanci pubblici. Dobbiamo andare a conoscerli, incontrarli, sentire le aspettative, informarli su come le interpretiamo…..

E poi le alleanze: Trieste è stato laboratorio di innovazione per sé e poi per la Regione, da questo punto di vista….io credo che noi dovremo costruire alleanze politiche e sociali, ma prima ancora culturali, perché fondate su basi solide e coerenti di pensiero, con tutti coloro che si identificano con l’idea di una città aperta, moderna, che guarda e costruisce il futuro, che rifiuta di voltarsi sempre indietro, di vivere di separatezze

Oggi insomma con fiducia e responsabilità la nostra squadra, bella, ricca di idee e di volontà inizia un percorso: strada facendo nuove idee e nuovi apporti, nuove alleanze la faranno crescere e la faranno arrivare pronta alla partita decisiva per dare a Trieste una guida e una prospettiva migliore, perché Trieste si merita di più

 

Roberto Cosolini

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: