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10 gennaio 2010 / lucioulian

…verso l’igiustizia

 
 
 
  
 
 
        Propongo uno scritto di Paola Bottero pubblicato su " ilfattoonline.com "
 
 
 
 

Immigrati Rosarno. Bottero: "Troppa tolleranza… verso l’ingiustizia"       

Scritto da Paola Bottero    

 

 

Ha ragione Maroni. La situazione che si è sviluppata nelle ultime

ventiquattrore a Rosarno è frutto di un’eccessiva tolleranza.

Troppa tolleranza nei confronti della schiavitù di ieri e di oggi.

Troppa tolleranza per le condizioni disumane in cui migliaia di

clandestini neri vivevano ai bordi della civiltà per raccogliere, alla

bisogna, agrumi, pomodori o altri frutti del nostro consumismo. Troppa

tolleranza nei confronti dei "giochi innocenti" di ragazzi che

sostituiscono la play station con fucili ad aria compressa o

combustibili di vario genere per sfogare la propria esuberanza verso

ciò che non capiscono, e dunque non rispettano (barboni ai lati delle

strade o neri in cisterne-dormitori non fa grande differenza).

 

Ha ragione Maroni. Dovremmo rinchiuderci tutti nel nostro bunker e

difendere con le unghie e con i denti (aiutandoci con le armi, quando

servono) quanto siamo riusciti ad accumulare nella nostra rincorsa

forsennata al benessere capitalistico.

Continuando a non pensare che, quando apriamo il frigo per mangiare

distrattamente una clementina, sulla buccia ruvida ci sono le tracce

del sudore e della sofferenza di altri esseri viventi. Uguali a noi.

Con i nostri stessi diritti.

Continuando a non pensare che quelle stesse bucce vanno a finire

nell’immondizia con gli avanzi dei nostri pasti (dal pane a tutto il

resto) che potrebbero salvare, se solo le regole economiche fossero

meno assurde, molte vite umane.

Continuando, soprattutto, a tacciare di ignoranza e qualunquismo (o,

addirittura, demagogia fine a se stessa) tutti coloro che vorrebbero

davvero un altro mondo. Altre regole. Altro vivere civile.

 

 

Ha ragione Maroni. Chi ha chiesto a questi immigrati sporchi,

irrispettosi, privi di regole e di cultura, che neppure sanno parlare

la nostra lingua, di venire nel nostro Belpaese a vivere della nostra

elemosina, e addirittura di permettersi di ribellarsi?

 

 

Tra poco più di un’ora sarei dovuta essere a Rosarno. A parlare di ius

sanguinis.

Strane davvero, le coincidenze della vita. A voler credere alle

coincidenze, almeno.

Tra un’ora sarò ancora circondata dal mio benessere, dal mio

riscaldamento, dai miei abiti puliti, dalla mia cucina piena di

alimenti, dalla mia macchina, dal mio computer, dalla mia televisione,

sulla quale continueranno a scorrere le immagini di strade violentate

dal loro passaggio, di macchine distrutte e cassonetti dell’immondizia

ribaltati dal passaggio di queste nuove orde di barbari che tanto

hanno fatto indignare alcuni rosarnesi.

Alcuni. Altri, li ho sentiti per telefono nel corso di questa strana

giornata, vanno oltre le parole di Maroni. Vanno oltre la frase che

rimbalza sui media nazionali, e che suona più o meno così: "dopo tutto

quello che abbiamo fatto per loro". Altri cercano il più profondo

significato di tollerare. E capiscono che è difficile sopportare tutto

questo. Esagerata come reazione, ma impossibile non reagire.

 

 

Maroni ha ragione? O hanno ragione loro, i "migranti di Rosarno", poco

più (o poco meno?) che bestie da lavoro, sfruttate finché servono, e

da cancellare non appena si ricordano di avere dei diritti identici ad

ogni altro essere vivente?

La verità, come sempre, sta nel mezzo. Ma stasera questa pioggia non

riesce a cancellare la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in

tutto questo.

Stasera questa pioggia non cancella la sensazione che la violenza nera

che ha percorso le strade rosarnesi sia figlia unica e prediletta

della nostra violenza. Quella di cui ci macchiamo ogni giorno

chiudendo gli occhi e la bocca, passando accanto all’indigenza e

lavandoci la coscienza con qualche gesto di elemosina. Cercando di

cancellare con il silenzio la nostra incapacità di comprendere. E

dunque di tollerare.

 

Ha ragione Maroni. Siamo tutti vittime di un’eccessiva tolleranza.

E non abbiamo neppure la dignità di ribellarci.

 

Paola Bottero

 

(scrittrice)

 

 
 
  
 
 
 
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